Dio esiste ?

Dio esiste?

 

 Un uomo andò da un barbiere per farsi tagliare i capelli e la barba.
Mentre il barbiere cominciò a lavorare , incominciarono ad avere una buona conversazione. Parlarono di tante cose e soggetti vari.
Poi la conversazione si spostò su Dio e sulla sua esistenza.


Il Barbiere a tal proposito disse: “Io non credo che Dio esista. ”
Il giovanotto disse: ” Perché dici questo”?.


Il barbiere disse:” Beh, basta uscire per strada per rendersi conto che Dio  non esiste.


Dimmi, se Dio esistesse, ci sarebbero così tante persone malate?


Ci sarebbero bambini abbandonati?


Se Dio esistesse, non ci sarebbe né sofferenza né dolore, non riesco ad immaginare che un Dio amorevole permetta tutte queste cose .


Il giovanotto pensò per un momento, ma non rispose perché non voleva iniziare una discussione.


Il barbiere finì il suo lavoro ed il cliente lasciò il negozio.


Subito dopo aver lasciato il barbiere, vide un uomo per strada con i capelli sporchi e la barba incolta.


Il giovanotto si voltò, entrò di nuovo dal barbiere e disse : “Sai una cosa? Io credo che non esistano i barbieri! “


Il barbiere sorpreso disse: “Come puoi dire questo?” Sono qui, e io sono un barbiere. E ho appena lavorato su di te! “.


Il giovanotto rispose: No!. “I Barbieri non esistono, perché se cosi fosse, non ci sarebbero persone con lunghi capelli sporchi e barbe sfatte come quell’uomo là fuori.”


Il barbiere rispose: “Ah, ma i barbieri esistono! Ecco cosa succede quando la gente non viene da me per farsi aggiustare l’aspetto .”


Il giovanotto disse: ” Esatto! “.


Questo è il punto! Anche Dio esiste!


Questo è ciò che succede quando la gente non va da Lui e non Lo cerca  per chiedere il suo aiuto.


Ecco perché c’è tanto dolore e sofferenza nel mondo “.

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L’incontentabile

C’era una volta un povero spaccapietre che col sole o con la pioggia passava la giornata a spezzar sassi sul ciglio della strada.
“Ah, se potessi essere un gran signore,” pensò un giorno, “mi riposerei finalmente!”

C’era per aria un genio, che lo udì:

“Sia esaudito il tuo desiderio!” gli disse.

Detto fatto.

Il povero spaccapietre si trovò di colpo in un bel palazzo, servito da uno stuolo di domestici.

Poteva riposare a suo agio.

Ma un giorno lo spaccapietre ebbe l’idea di levar gli occhi al cielo, e vide ciò che forse non aveva guardato mai; il sole!
“Ah, se potessi diventare il sole!” sospirò.

“Non avrei neppure il fastidio di vedermi intorno tutti quei domestici!”
Anche questa volta il genio buono lo volle far contento.
“Sia come vuoi!” gli disse.

Ma quando l’uomo fu diventato il sole, ecco che una nube venne a passargli innanzi, offuscando il suo splendore.
“Potessi essere una nuvola!” pensò.


“Una nuvola è persino più potente del sole!”
Ma esaudito che fu, soffiò il vento, che ridusse a brandelli le nuvole nel cielo.

“Vorrei essere il vento che travolge ogni cosa!”
E il genio compiacente, di nuovo lo esaudì.

Ma, divenuto vento impetuoso e violento, incontrò la montagna che resiste anche al vento.

Trasformato in montagna, si accorse che qualcuno gli spezzava la base a colpi di piccone.

“Ah, poter esser quello che spezza le montagne!”
E per l’ultima volta, il genio lo esaudì.

Così lo spaccapietre si ritrovò di nuovo sul ciglio della strada nella sua prima forma di umile operaio.

Da allora in poi mai più si lagnò.

I tuoi pensieri

 

Un giorno, non importa dove e non importa quando, un discepolo chiese al suo Saggio Maestro:

“Maestro chi sono io?”

“Tu sei quello che pensi!” rispose il Maestro.”E te lo spiego con una piccola storia.”


Un giorno, dalle mura di una città, verso il tramonto, si videro sulla linea dell’orizzonte due persone che si abbracciavano.

Molti passanti si fermarono ad osservarli.

“Sono un papà e una mamma!” pensò una bambina innocente.


“Sono due amanti che si vedono di nascosto!” pensò un uomo dal cuore torbido.


“Sono due amici che s’incontrano dopo molti anni!” pensò un uomo solo.


“Sono due mercanti che hanno concluso un buon affare!” pensò un uomo avido di denaro.


“È un padre che abbraccia un figlio di ritorno dalla guerra!” pensò una donna dall’anima tenera.


“Sono due innamorati!” pensò una ragazza che sognava l’Amore.


“Chissà perché si abbracciano!” pensò un uomo dal cuore asciutto.


“Che bello vedere due persone che si abbracciano!” pensò un uomo dall’Anima nobile.

“Ogni pensiero rivela a te stesso quello che sei.
Esamina di frequente i tuoi pensieri:
ti possono dire molte più cose su te di qualsiasi maestro!” concluse il Saggio Maestro.

Il Giudizio

C’era una volta un imbroglione che fu catturato e condannato a morte. Chiese clemenza perché gli venisse salvata la vita e per convincere i giudici, offrì un segreto sbalorditivo: il metodo per piantare alberi capaci di produrre frutti d’oro. La notizia giunse al Sovrano, il quale pensò che valesse la pena fare un tentativo.

L’imbroglione spiegò che era pronto a dimostrare la sua straordinaria capacità: gli sarebbero serviti soltanto un pizzico di polvere d’oro, e una pala. Il sovrano accettò:

– “Ma, se non è vero, finirai nelle mani del boia!” – disse.

Il mattino seguente, il Re insieme a tutta la sua corte, si ritrovarono nel giardino reale.

L’uomo si inchinò profondamente davanti a tutti i nobili e disse:

– “Sua Maestà vedrà quanto è semplice. Io scaverò una piccola buca nella terra: vi metterò un pizzico d’oro e, per tre giorni, verserò un secchio d’acqua. Il terzo giorno l’albero spunterà, e porterà tre frutti d’oro che a loro volta potranno essere seminati e diventare altri alberi, ognuno carico di frutti d’oro!

– “Allora!” – si spazientì il Re – “smettila di chiacchierare, e semina l’oro! Se fra tre giorni da ora non vedrò i frutti d’oro, finirai sul patibolo!

– “Oh, sommo Signore!” – piagnucolò il furbo imbroglione – “Non posso farlo io direttamente! Tale segreto funzionerà solo a una condizione: la mano che seminerà l’oro dovrà essere totalmente innocente e non aver mai commesso nulla di ingiusto! In caso contrario il prodigio non avverrà. Per questo motivo, come Sua Maestà potrà ben comprendere, non mi è possibile utilizzare il segreto da solo, per me stesso. Ma, Sua Maestà è nobile e clemente, pertanto potrà compiere questo gesto“.

Il Re afferrò la vanga, ma gli venne in mente quello che aveva commesso durante l’ultima guerra in difesa del regno.

– “Le mie mani grondano di crudeltà, compiute in guerra verso i nemici! Renderei vana la magia. È bene che ci provi qualcun altro.

Il Sovrano fece un cenno verso il Ministro del Tesoro, ma il Ministro, invece di avvicinarsi, si ritrasse.

– “Oh magnifico Sovrano, ti ho sempre servito fedelmente, ma una volta, una sola volta, mi è occorso un incidente increscioso nella camera del Tesoro: un pezzo d’oro è rimasto attaccato alla suola delle mie scarpe, e così…“.

– “Va bene!” – Brontolò il Re – “Sarà il mio incorruttibile Giudice supremo a impugnare la pala!

Il Giudice rifiutò, con un inchino:

– “Volentieri lo farei, Sire. Tuttavia in questo momento sta per iniziare un importante processo a cui non posso assolutamente mancare… Scusatemi!

Il Re si voltò a destra e a sinistra, e vide che piano piano, Ministri, gentiluomini, consiglieri, e cortigiani, se l’erano squagliata. Allora si mise a ridere e, rivolto all’imbroglione, disse:

– “Me l’hai fatta, furbo delinquente! Così, ora so per certo che nessuno è innocente. Neppure io! Ho capito la lezione: prendi i tuoi soldi, vattene, e non farti mai più vedere!“.

Considerazioni personali:

 Questa storia ci riporta alla memoria la celebre frase di Gesù: “chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra’ (Giovanni 8:7)”

Senza peccato a 360 gradi,  da ogni punto di vista e condizione.

Qualcuno ha evinto da queste parole che potremmo condannare gli altri se fossimo senza peccato.

Ma nessun essere umano si trova in questa condizione, quindi dovremmo stare molto attenti nel giudicare e condannare .

 Quando giudichiamo e condanniamo gli altri ci troviamo fuori da noi stessi…viviamo la vita degli altri senza curarci di esaminare la nostra. Vuol dire che la nostra vita è abbastanza misera e vuota per poter dedicare il proprio tempo al giudizio della vita altrui.

 Ancora Gesù ci mette davanti un’altra profonda verità su cui riflettere:

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: «Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio», mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

Che somma Verità in queste parole…Colui che era davvero senza peccato non giudicò, ma seppe perdonare…

Ed  invece c’è chi si sente in diritto di giudicare e condannare a destra e sinistra credendosi superiore agli altri. In effetti, chi critica e giudica dice tra le righe: “io avrei fatto meglio di te perché io sono superiore a te”.

Poveri illusi…

Ora qualcuno dirà: “Ma anche tu stai giudicando”

Ebbene, esiste la constatazione, ben diversa dal giudizio, anche se la linea di demarcazione è molto sottile.

Io posso constatare che Mario ha un maglione blu, lo dicono i fatti…ma non posso giudicare se quel maglione gli sta male o bene…

Potrei anche sbagliare…chi può dirlo…

-Tratto integralmente da una mail di Giuseppe Bufalo

L’Onesta’

 

C’era un Sultano a cui era morto il fedele contabile, e quindi dopo aver preso consiglio dai ministri, mandò i banditori in giro per cercare un nuovo amministratore della sua ricchezza.

Si presentarono diverse persone, e furono condotte alla presenza del Sultano, il quale li condusse alla camera del tesoro, e li lasciò per qualche minuto da soli.

Successivamente, il Sultano richiamò gli aspiranti, e dopo aver battuto le mani, fece venire i musici, quindi disse a loro “Su, ballate!”

Tutti gli aspiranti ballavano male, con le braccia strette al petto, e lentamente: solo uno di essi saltava e danzava con vigore e piacere di ciò che faceva.

Visto ciò, il Sultano chiamò i ministri e le guardie, e disse a quello che ballava “Tu sarai il mio nuovo contabile, in quanto a loro” indicando gli altri aspiranti “vengano decapitati!”

Il vizir del Sultano chiese allora “come mai è questa la vostra scelta, mio Sultano?” ed egli rispose “Vedi, mio fedele vizir, questi uomini hanno rubato l’oro dalla camera dove li ho lasciati, e così quando ballavano avevano paura che le monete nascoste cadessero” poi indicò il nuovo contabile “ma quest’uomo invece è stato fedele ed onesto, e non ha rubato: infatti lui ballava sciolto, poichè non aveva niente che lo impedisse”

Così andò che quell’uomo divenne il nuovo contabile del Sultano, e visse sempre onorato e benvoluto.

 Considerazioni personali:

 Dopo una breve pausa estiva ci ritroviamo  per condividere e commentare storie-lle che, nella loro morale e nel loro significato più profondo, ci aiutano a comprendere alcuni aspetti della vita molte volte dati per scontati.

 In questa storia si evince facilmente il messaggio: l’Onestà paga sempre.

 Ma ovviamente bisogna saper distinguere.

Esistono diversi tipi di onestà:

1 – l’onestà per paura;

2 – l’onestà mentale;

3 – l’onestà interiore.

 Come ben comprenderete è sempre il movente che fa la differenza.

 1 – Chi è onesto per paura non compie azioni illecite per timore della punizione. E’ un tipo di onestà che conta poco o nulla. Senza punizione costui sarebbe il peggiore dei disonesti.

 2 – Poi c’è chi è onesto intellettualmente. Colui che razionalizza e mentalmente si rende conto di quanto la disonestà non paghi mai e di quanto l’onestà abbia sempre il suo tornaconto. Costoro fanno anche “conti Karmici”( se mi comporto onestamente riceverò sempre in cambio azioni oneste e positive). Meglio del primo naturalmente, ma non il massimo.

 3 – Infine esistono coloro che sono onesti interiormente. Queste anime sono spontanee ed immediate, non hanno neppure bisogno del libero arbitrio per scegliere cosa fare. Esse sono già la scelta. Esse rappresentano l’onestà incarnata, vera e pura.

Tratto integralmente da un mail di Giuseppe Bufalo

Il lupo e la luna

LA LEGGENDA DELLA LUNA PIENA

In una calda notte di luglio di tanto tempo fa un Lupo, seduto sulla cima di un monte, ululava a più non posso.
In cielo splendeva una sottile falce di Luna che ogni tanto giocava a nascondersi dietro soffici trine di nuvole, o danzava tra esse, armoniosa e lieve.
Gli ululati del Lupo erano lunghi, ripetuti, disperati. In breve arrivarono fino all’argentea regina della notte che, alquanto infastidita da tutto quel baccano, gli chiese:
– Cos’hai da urlare tanto? Perché non la smetti almeno per un po’?-
– Ho perso uno dei miei figli, il lupacchiotto più piccolo della mia cucciolata. Sono disperato… aiutami! – rispose il Lupo.
La Luna, allora, cominciò lentamente a gonfiarsi. E si gonfio, si gonfiò, si gonfiò, fino a diventare una grossa, luminosissima palla.
– Guarda se riesci ora a ritrovare il tuo lupacchiotto – disse, dolcemente partecipe, al Lupo in pena.
Il piccolo fu trovato, tremante di freddo e di paura, sull’orlo di un precipizio.
Con un gran balzo il padre afferrò il figlio, lo strinse forte forte a sé e, felice ed emozionato, ma non senza aver mille e mille volte ringraziato la Luna.
Poi sparì tra il folto della vegetazione.
Per premiare la bontà della Luna, le fate dei boschi le fecero un bellissimo regalo: ogni trenta giorni può ridiventare tonda, grossa, luminosa, e i cuccioli del mondo intero,
alzando nella notte gli occhi al cielo, possono ammirarla in tutto il suo splendore.

I Lupi lo sanno… e ululano festosi alla Luna piena…

(-Storia dei nativi americani-)

La vecchia anfora

Ogni giorno, un contadino portava l'acqua dalla sorgente al villaggio in due
grosse anfore che legava sulla groppa dell'asino, che gli trotterellava accanto.
Una delle anfore, vecchia e piena di fessure, durante il viaggio, perdeva acqua.
L'altra, nuova e perfetta, conservava tutto il contenuto senza perderne
neppure una goccia.
L'anfora vecchia e screpolata si sentiva umiliata e inutile, tanto più che
l'anfora nuova non perdeva l'occasione di far notare la sua perfezione:
"Non perdo neanche una stilla d'acqua, io!".
Un
mattino, la vecchia anfora si confidò con il padrone: "Lo sai, sono
cosciente dei miei limiti. Sprechi tempo, fatica e soldi per colpa mia.
Quando arriviamo al villaggio io sono mezza vuota.Perdona la mia debolezza e le mie ferite".Il giorno dopo, durante il viaggio, il padrone si rivolse all'anfora screpolata e le disse: "Guarda il bordo della strada".
"Ma è bellissimo! Tutto pieno di fiori!" rispose l'anfora.
"Hai visto? E tutto questo solo grazie a te" disse il padrone. "Sei tu che ogni giorno innaffi il bordo della strada.Io ho comprato un pacchetto di semi di fiori e li ho seminati lungo la strada, e senza saperlo e senza volerlo, tu li innaffi ogni giorno".
La vecchia anfora non lo disse mai a nessuno, ma quel giorno si sentì morire di gioia.
Siamo tutti pieni di ferite e screpolature, ma se lo vogliamo, possiamo fare meraviglie con le nostre imperfezioni.